“Il palco è una grande sfida”

Intervista a Stefano Mariani, fonico di palco, di studio e stage manager

A cura di Produzione Skeldon

Il nostro “tour dei tour” sui palchi estivi prosegue con Stefano Mariani, professionista del suono a 360°, capace di ricoprire molteplici ruoli sempre ad altissimo livello. Dai tour con Emma e Silvestri agli eventi di punta dell’Arena di Verona, fino alle grandi opere liriche in streaming, Stefano ci rivela il suo approccio ai grandi live, racconta la gioia ritrovata di essere in “crew” ed il coraggio di accettare ogni giorno nuove sfide.

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Su quali fronti professionali sei stato impegnato durante l’estate appena trascorsa? 

Questa estate ho seguito due tour in veste di fonico di palco, quello di Emma e quello di Daniele Silvestri, artisti che seguo ormai da tanto tempo, e parecchi eventi/ festival in qualità di stage manager. Tra tutti segnalo l’evento annuale di D&G, quest’anno a Venezia, il festival “la mia generazione” di Ancona, e l’evento “25 anni Mediamente Isterici” di Carmen Consoli in Arena di Verona. Infine ho seguito la produzione locale di 2 festival (Verona Jazz, e Rumors) al Teatro Romano di Verona. 

Veniamo alla “3 giorni” di OTR all’Arena di Verona, che ti ha visto nel ruolo di coordinamento tecnico di tutti gli eventi: puoi parlarci di questa esperienza? 

In questi 3 giorni, che vedevano in programma il concerto di Carl Brave (23 agosto) e le prove e l’evento di Carmen Consoli (24 – 25 agosto), ho ricoperto due ruoli. Per Carmen sono stato direttore di palco, e in più ho affiancato Tommaso Galati e Davide Bonato per la produzione e il coordinamento tecnico per tutto il blocco di eventi di OTR Live. È stata una esperienza molto positiva, innanzitutto perché condivisa con due grandi professionisti da cui ho avuto la fortuna di imparare molto, e anche per il riscontro ottenuto da parte del pubblico, dell’agenzia e degli ospiti. Abbiamo iniziato circa 45 giorni prima a lavorare alla realizzazione degli eventi, partendo dalla gestione dei fornitori, passando al disegno del palco e al coordinamento dei vari settori. I fonici erano gli stessi per i tre giorni, Enrico Romanelli e Fabio Lecce. Questo ha snellito molto la produzione audio in quanto abbiamo potuto mantenere invariata buona parte dell’allestimento. Alle luci invece si sono alternati Stefano Sebastianelli (con Carl Brave) e Camilla Ferrari (con Carmen Consoli). 
Nella pratica è stato un lavoro “no-stop” dalle 2 di mattina del giorno 23, alle 7 di mattina del giorno 26, giorno in cui andava restituita l’Arena alla Fondazione lirica. La notte del primo giorno sono state montate le torri e la struttura del palco, e dalla mattina presto sono arrivati i bilici di Imput con rigging, audio, luci ed infine la mezza produzione di Carl. Invece, dopo il concerto di Carl Brave, è stato riallestito il disegno luci fino alla mattina seguente. 

Il concerto “25 anni Mediamente Isterici” di Carmen Consoli è stato un grande successo e –immaginiamo– anche un notevole impegno, vista la quantità ed il calibro degli ospiti coinvolti. Ci racconti com’è andata? 

La mattina presto del 24 agosto siamo entrati con pedanamenti, backline e integrazione audio per lo spettacolo di Carmen. Avevamo più di 120 canali tra band, orchestra ed ospiti, e già alle 10 di mattina avevamo iniziato il linecheck! Da quel momento non ci siamo mai fermati. 
Bisogna considerare che la band e l’orchestra avevano fatto separatamente le prove e che il 24 è stato il primo momento in cui i brani venivano provati tutti assieme; anche parte degli ospiti non aveva provato in precedenza i brani. Ho ipotizzato i timings (che poi sono stati rispettati!) lasciando il tempo necessario al soundcheck di tutti, alle prove singole di Carmen e alle prove di ogni artista, ognuno con le sue esigenze. Tutto questo calcolando anche le pause dell’orchestra, che ha dei ritmi diversi dai musicisti pop. Oltre a questo, avevamo un set “acustico-romano” composto da Carmen alla chitarra, Marina Rei alla batteria, Daniele Silvestri alle tastiere e Max Gazzè al basso. Eravamo una squadra numerosa, questo ci ha permesso di andare molto spediti sia nei tempi di setup, sia nei cambi palco durante lo show. Ho suddiviso gli impegni per ogni tecnico, in modo che ognuno avesse la possibilità di seguire al meglio la sua parte. 
Devo dire che a parte il momento del setup, in cui abbiamo dovuto correre non poco, il resto delle prove è filato liscio, senza intoppi, a parte un po’ di stanchezza! Questo ovviamente è stato possibile grazie alla grande esperienza e professionalità di tutti, partendo dai fonici Enrico e Fabio, che hanno sempre lavorato con attenzione e serenità. 
Per fare un po’ di numeri: avevamo 7 musicisti “pop”, 25 orchestrali e 14 artisti (oltre a Carmen); più di 120 canali microfonici, 20 radiomicrofoni, 28 in ear monitor, oltre ai monitor tradizionali e alle linee cuffia cablate. 
Il concerto è stato impeccabile, non abbiamo avuto nessun intoppo tecnico e sono state 3 ore e mezza di musica e di festa per i 25 anni di carriera di Carmen. 

Quanto tempo ha richiesto la pre-produzione di questo evento e quali sono state le principali sfide tecniche da affrontare?

La pre-produzione dell’evento di Carmen è durata circa 20 giorni, considerando che ho dovuto raccogliere dai vari manager tutte le richieste ed informazioni riguardanti i propri artisti. Una volta raccolte, ho stilato una richiesta noleggio di backline e creato una griglia con tutte le informazioni brano per brano, ospite per ospite. Devo dire che non ci sono state grandi sfide tecniche da affrontare. Fortunatamente con la tecnologia così avanzata possiamo permetterci tante cose che 10/15 anni fa avremmo considerato inimmaginabili. Abbiamo dovuto solo ragionare su come realizzare al meglio l’evento, considerando tutte le variabili e prevedendo gli eventuali intoppi. 
Francesco Barbaro, produttore dello show, entra molto nell’aspetto creativo degli eventi, ma si fida anche di me per la gestione del palco e dei tempi. Questo ci ha permesso di fare una scaletta posizionando alcuni interventi parlati proprio nei momenti più critici di cambio palco e di linecheck “in corsa”. 

Durante l’inverno scorso hai curato la ripresa audio di alcune opere e concerti in streaming. Come hai vissuto quel momento sia su un piano professionale che personale?

È stata un’ esperienza particolare. Devo essere sincero: avendo anche una attività parallela con uno studio di registrazione, ho sofferto meno di altri colleghi in questo difficile periodo. Ma la possibilità di coordinare la ripresa e lo streaming di una quindicina di concerti del circuito OperaLombardia mi ha dato molte soddisfazioni. Da un lato perché mi sono misurato in un ambiente a me meno abituale (quello della lirica), grazie anche all’aiuto di grandi professionisti (Arturo Pellegrini in primis); dall’altro perché ci ha dato una parvenza di normalità in un periodo in cui non si vedeva la luce in fondo al tunnel. Abbiamo avuto la possibilità di rivederci e condividere il lavoro tra amici e colleghi: è stato molto importante, soprattutto a livello umano. 

Quella appena trascorsa è stata un’estate a dir poco “complessa” per lo spettacolo dal vivo. Come hai vissuto il ritorno al live e con quali sensazioni?

Sono stato ovviamente molto felice, è stato un momento importante, in cui ci si è ritrovati in tanti colleghi ed amici. È anche stata un’ estate, nonostante tutto, ricca di eventi e di opportunità. Per me è stato un grande piacere tornare a fare live, anche se i grossi eventi che avrei dovuto seguire (già nel 2020) sono tutti stati posticipati alla prossima estate. 

Come vedi la situazione per lo spettacolo dal vivo nelle stagioni a venire, tra restrizioni e ripartenze, e cosa ci aspetta in futuro secondo te?

Mi pare di vedere un futuro un po’ più sereno, anche se quello che manca è l’opportunità di avere una progettualità garantita. Per le produzioni è impensabile attendere fino all’ultimo di sapere quali sono gli spazi che si possono utilizzare, e a che capienze. 
Per produrre i tour ci vogliono mesi, e il fatto di non avere certezze porta molti a fermarsi per non rischiare. 

Da fonico esperto quale sei, quali consigli daresti ai giovani che approcciano questa professione?

Ora, a differenza di anni fa, si ha la possibilità di accedere a molte informazioni autonomamente (conoscere i mixer con gli offline editor, seguire corsi online di tecnologie digitali, radiofrequenze, ecc). C’è la reale possibilità di prepararsi teoricamente il più possibile, semplicemente con il proprio computer. Quindi il mio suggerimento è di prepararsi tanto, e poi sfruttare ogni evento in cui si è coinvolti per fare esperienza sul campo. Ogni professionista del nostro settore ha esperienze da condividere. Non bisogna mai smettere di imparare. 

Infine (lo chiediamo a tutti): cosa ti emoziona di più nel tuo lavoro?

La cosa che più mi emoziona è il fatto di trovarsi davanti sempre a sfide nuove: ogni evento è diverso, ha le sue criticità, ed è bello cercare di riadattarsi per far funzionare al meglio ogni show.

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